venerdì 8 ottobre 2010

Tana libero tutti!

Ciao Tripy,
stai per nascere… ed è arrivato il momento degli ultimi ragguagli.
Verrai alla luce fra le braccia di una coreografica ma non per questo meno professionale ginecologa, con le origini e una parlata tipicamente argentina.
Ad assistere lei e me, ci sarà una non meno coreografica ostetrica, che sembra uscita da un film di Fellini.
Poi ci sarà tuo padre, finalmente lo vedrai! Potrai riconoscerlo dai capelli brizzolati e dalla caratteristica fossetta sul mento, quella che dovresti avere anche tu… Qualora indossasse cuffietta e mascherina, e tu non riuscissi a vedere né i capelli né tantomeno la fossetta, potrai riconoscerlo e capire che è proprio lui, cercando il “dettaglio vicentino”, sciarpa o maglietta che sicuramente avrà nascosto da qualche parte!
Poi ci sarò io, sicuramente non nella mia forma migliore… ma sono certa che riuscirai a riconoscermi.
Probabilmente ci saranno altre persone, ma l’importante è che tu riconosca subito in tuo padre e in me i tuoi punti di riferimento.
A questo punto direi che il nostro viaggio insieme è giunto proprio al termine e questo blog che ci ha tenute compagnia per tutte queste settimane finisce qui.
A presto Alice…

giovedì 7 ottobre 2010

Conto alla rovescia

Conto alla rovescia
h. 8.45
A circa 24 ore dalla tua nascita ho deciso di scrivere questo post che pubblicherò solo dopo che sarai già nata. È iniziato il conto alla rovescia, ma non dei mesi, delle settimane o dei giorni… bensì quello delle ore. Domani a quest’ora, probabilmente sarai già nata e forse sarai comodamente appollaiata fra le braccia di tuo padre.
Ammetto che un po’ mi fai invidia… quelle braccia che negli ultimi anni sono stati (credo e spero) solo proprietà privata mia, ora diventano anche un po’ tue… Del resto mi sa che non ho molte alternative e mi devo rassegnare.
Ho appena sentito tua nonna che come ogni mattina mi ha aggiornata sulle terribili “tragedie” che la assillano quotidianamente, (il parcheggio che lei non usa ma che qualcun altro le occupa, l’aria condizionata che a fine estate smette di funzionare e cose di questo genere), e devo dire che mi ha fatto uno strano effetto pensare che domani, quando ci sentiremo, anche se lei ancora non lo sa, lei sarà nonna ed io sarò già madre…
Saranno lunghe queste 24 ore Tripy… Ho il fondato sospetto che saranno eterne!

h. 16:00
Io sono pronta Tripy.
Ci siamo, il grande evento è arrivato.
Heidi è appena andata via.
Non resta che aspettare papino che fra un po’ viene a prenderci.
Non c’è più tempo nemmeno per le domande.
Ora posso solo vivere questo momento così come viene.

h. 20:50
Eccoci in clinica.
Appena entrati in camera ho visto il fasciatoio per te e subito mi è venuto il magone.
Ora siamo qui, papino ed io, che aspettiamo solo che arrivi domattina e che tu nasca.
Sono in uno strano stato confusionale.
Agitazione, ansia e preoccupazione si mescolano insieme in uno strano mix pericoloso.
Papà simula bene la sua tensione e finge di essere più tranquillo di me.
Io sto cercando di non pensare… ma non ci riesco.

Quando la coppia scoppia e…

(Scommetto che chi legge sta pensando male…)
Quando la coppia scoppia e… si trasforma in una famiglia, niente resta uguale a prima, tutto cambia. E tu Tripy sai bene quale sia il modo in cui io viva il cambiamento, come lo subisca e quanto sia difficile per me riuscire a metabolizzarlo. È stato più volte oggetto di discussione in queste settimane che tu ed io abbiamo condiviso, contemporaneamente protette ma intrappolate nello stesso corpo.
Da quando stiamo insieme tuo padre ed io abbiamo vissuto la perfetta vita di coppia: viaggi, vacanze, week end, gite, cinema, concerti, spettacoli teatrali, ristoranti… non ci siamo fatti mancare proprio niente! E non posso certo dimenticare le nostre impagabili serate abbracciati insieme sul divano o i nostri fine settimana pantofolai, entrambe cose alle quali non avrei rinunciato per nulla al mondo.
Alcuni di questi momenti sono stati vissuti insieme agli amici, ma più spesso da soli lui ed io, per godere pienamente della reciproca compagnia, perché per stare bene non era fondamentale nessun altro elemento aggiuntivo.
Così abbiamo imparato a conoscerci e ad amarci, così abbiamo superato i nostri traumi e le nostre paure, così abbiamo costruito il nostro stile di vita insieme.
Poi un giorno abbiamo deciso di adottare un cane, a dire il vero sono quasi certa che papino abbia deciso di adottarlo soprattutto per me, ma questo ormai non fa nessuna differenza. È così che in una calda serata di luglio di un paio di anni fa, Heidi è entrata nelle nostre vite. Una tenera cucciola di cui prendersi cura, da educare, crescere, amare e proteggere: per noi una vera e propria palestra, la prima vera responsabilità presa insieme. Non potevamo più uscire alle nove di un sabato mattina per andare a fare la spesa e rientrare solo alle due di notte, perché nel frattempo ci era venuta l’irrefrenabile voglia di fare una passeggiata a Firenze. Non dovevamo più decidere, organizzarci e preoccuparci solo per noi: ora c’era anche lei da tenere in considerazione.
L’avevo desiderata tanto, ma dopo due giorni dal suo arrivo e due notti passate a fare i turni per consolarla, ammetto che ero nel panico più totale.
Mi tormentavo e mi domandavo con una certa insistenza, se adottarla fosse stata davvero una scelta meditata e presa con consapevolezza o piuttosto legata ad un impulso , senza aver riflettuto abbastanza, senza aver valutato attentamente i pro e i contro a cui tuo padre ed io, stavamo inevitabilmente andando incontro.
Mentre cercavo di capire, mi scoprivo a guardarla che trotterellava incerta verso di me e la sua camminata buffa mi faceva sorridere.
A volte era un tenero batuffolino nero, tutto peli, occhi e zampe, ma improvvisamente riusciva a trasformarsi in uno spaventoso e famelico mostro, in grado di inghiottire in un istante e in un solo boccone le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre vite ed i nostri equilibri. Una parte di me sapeva di non poter già più fare a meno della sua presenza vivace e invadente ma l’altra continuava a temerla e guardarla con occhi spaventati e preoccupati.
E mentre noi lentamente e inconsapevolmente ci abituavamo a questa nuova realtà, Heidi cresceva, dimostrando ogni giorno il suo carattere dolce e prendendosi i suoi fondamentali spazi. Oggi, dopo oltre due anni di vita in comune, non posso pensare a come sarebbe senza di lei e quasi non ricordo com’era prima di lei. Certo, è un’innegabile impegno, ma quello che mi ha dato non ha valore e non ha prezzo.
Scommetto che ti starai domandando perché ti ho raccontato questa storia Tripy. Ma, forse per dirti qualcosa in più di noi e forse anche per spiegarti che oggi, alle soglie della tua nascita, mi ritrovo a farmi le stesse domande, naturalmente amplificate, che mi facevo dopo l’arrivo di Heidi e anche i timori e le paure non sono cambiati, sono solo più grandi, perché tu sei la “cosa” più grande che ci sia capitata.
Dopo aver fatto le prove generali con Heidi, solo con il tuo arrivo la nostra coppia “scoppierà” e si trasformerà definitivamente in una famiglia, e come mi ha detto papino ieri sera, cercando di farmi vivere più serenamente questi momenti, una famiglia e ciò in cui naturalmente si trasforma una coppia.

mercoledì 6 ottobre 2010

Che famiglia è se tu non ci sei?

Come ti ho già detto, oggi ho perso le parole.
Improvvisamente non riesco a dirti ciò che mi passa per la mente, non so nemmeno io quello che provo.
Ma la voglia di scriverti è tanta, così ho cercato nelle vecchie cose che avevo sul p.c. ed ho trovato questa specie di poesia che avevo scritto il 18 agosto del 2009, in una serata in cui evidentemente il mio desiderio di maternità era più schiacciante del solito.

Che famiglia è se tu non ci sei?
È come la frutta fuori stagione:
non ha i colori vivi e le manca il vero sapore.

Che famiglia è se tu non ci sei?
È come il mare d’inverno:
romantico e più tranquillo ma anche un po’ triste e solitario.

Che famiglia è se tu non ci sei?
È come un armadio senza cassetti:
di certo più elegante ma privo di un elemento fondamentale.

Che famiglia è se tu non ci sei?
Ma è famiglia se tu non ci sei?

Ecco, questo pensiero scritto tanto tempo fa, riletto ora, a distanza di oltre un anno, a pochi giorni dalla tua nascita, quando la tua presenza è quasi una realtà, ha un sapore completamente diverso.
Ti ho desiderato tanto e ti voglio bene Tripy, ma ora che stai per arrivare ammetto che la paura che mi fai è più grande di qualsiasi altro sentimento.

È proprio lui: il blocco dello scrittore!

Eccolo è arrivato, non lo conosco ma lo riconosco: il blocco dello scrittore!
Alle soglie della tua nascita, dopo oltre 400 post(s), dopo quasi 38 settimane passate insieme, dopo aver desiderato per una vita di diventare madre, dopo infiniti alti e bassi… ho finito le parole, anche quelle scritte!
Il grande momento è vicino, tu stai per arrivare Tripy, fra pochi giorni io sarò madre e le nostre vite, la mia e quella di tuo padre, stanno per essere stravolte dalla tua presenza.
Ho paura.
Non posso farne a meno, sono totalmente preda e vittima dell’ansia, che mi toglie il sonno e l’appetito… e ora anche le parole...

martedì 5 ottobre 2010

La mamma che vedrai

Ciao Tripy,
vediamo se dopo il post serioso è un po’ triste su tuo nonno, riesco a farti sorridere con qualcosa di più leggero.
La mamma che vedrai ha i capelli lisci, biondi, appena sulle spalle. La tua mamma di solito ha i capelli mossi, un po’ meno biondi e decisamente oltre le spalle. (un po’ meno leccata e molto più arruffata di come la vedrai tu…).
La mamma che vedrai ha fatto, sta facendo e farà per te cose impensabili.
Ha trovato (chissà poi dove…), un coraggio e uno spirito di sopportazione del quale non pensava di essere dotata.
Ha buttato via il suo profondo e innato senso del pudore (ma è certa che questo poi lo recupererà…).
È riuscita a non mangiare per ben nove mesi prosciutto crudo, salame, salamella & company, quando prima era difficile per lei, non cadere in tentazione anche solo per 9 ore…
Riuscirà a resistere (ma ci riuscirà poi davvero?) a 4 giorni di ricovero, che per lei equivalgono a 4 giorni di carcere.
Ha imparato a tenere per se stessa e a non dire alla nonna, soprattutto le cose importanti che ti riguardano.
Ha scoperto che è possibile riaddormentarsi dopo uno o più risvegli notturni (non sempre questo è possibile però…).
Hai visto Tripy quante cose è riuscita a imparare e a fare la tua mamma?
Sappi però che ce ne sono altre mille che non ha fatto e non sa se riuscirà mai a fare, nemmeno per te. Per esempio…
Non ha smesso di bere un litro di latte al giorno.
Non ha smesso di considerare la frutta come un cibo per gli altri.
Non ha smesso di pensare che la sua pancia ora gonfia e poi a soufflé sarà l’inizio della fine.
Mi sembra evidente, dopo questa ultima affermazione che non ha nemmeno smesso di essere un’inguaribile pessimista…
Come dici? Ah, te n’eri già accorta…

Un padre che non è il tuo

Ciao Tripy,
in questi lungo viaggio che abbiamo fatto insieme ti ho spesso parlato di tua nonna, nonché mia madre. Mi sono sfogata, ti ho raccontato tante cose di lei e del nostro rapporto, di come è cambiato negli anni e di come è oggi. Credo che il rapporto madre/figlia sia una delle cose più complicate da gestire.
Oggi però, vorrei parlarti di tuo nonno, ovvero, di mio padre.
Mio padre è stato un grande padre, molto presente, affettuoso e premuroso, estremamente rassicurante, giocoso ma allo stesso tempo serio e affidabile…
Se ripenso a quando ero piccola il ricordo che ho di lui è davvero invidiabile.
Lo amavo, come solo una figlia femmina sa amare suo padre, e la mattina, unico momento in cui avevo il permesso di intrufolarmi nel lettone, mentre mia madre preparava il caffè, per il solo fatto di essere da sola con lui, mi sentivo onnipotente: lui era il mio principe ed io la sua unica incontrastata principessa.
Sono cresciuta con lui accanto e questo mi ha sempre dato un’incredibile e profondo senso di sicurezza.
Per lui ero la figlia preferita, purtroppo non lo ha mai nascosto, ero il suo soldatino obbediente, che rispettava le sue regole e non si poneva domande: lui decideva io eseguivo.
Poi però, com’è naturale, ho continuato a crescere e sono diventata una donna adulta e ho sentito la necessità di fare le mie scelte, non sempre in accordo con le sue, ho provato a volare con le mie ali, ho voluto costruire una mia famiglia… e lui, deluso forse dal mio “tradimento”, quando ha capito che non mi bastava più, si è sentito ferito, allontanato, rifiutato, e si è chiuso nel suo guscio.
Quando ho conosciuto tuo padre e quando mi sono trasferita a vivere con lui, a 60 kilometri dalla città dove vivevo prima, mio padre all’inizio ne è stato felice, non tanto per lui quanto per me, per la gioia che vedeva finalmente nei miei occhi. Ma poi con il tempo, ha fatto capolino in lui la consapevolezza che non sarei stata il bastone della loro vecchiaia, cosa che mi era sempre stata ripetuta per ogni giorno della mia vita, fin da quando ero ancora una bambina innocente, che non poteva comprendere il significato pesante di quelle parole. A poco a poco il suo atteggiamento è cambiato e lui ha cominciato a subire il distacco rendendosi conto ogni giorno un po’ di più, che lui e mia madre, non potevano più essere al centro della mia vita, come invece erano sempre stati e questo pensiero si è insinuato fra di noi, come un potente veleno.
Giorno dopo giorno, inconsciamente credo che una parte di lui abbia cominciato a sperare che quell’uomo, tuo padre, non mi rendesse più così felice, perché in quel caso io sarei stata di nuovo il suo soldatino obbediente e sarei tornata a vivere con loro, nella loro casa e tutto, secondo lui, sarebbe potuto essere come prima.
Ma tuo padre Tripy mi ha sempre resa felice… e per me ora “casa” ha un solo significato: è quella dove viviamo e dove presto vivrai anche tu.
Da quando sono andata via tuo nonno Tripy si è lasciato andare ed ha cominciato a invecchiare alla velocità della luce: e stato come se la mia presenza avesse rallentato il naturale processo di invecchiamento. Io ho assistito impotente al lento degenerare della vita, triste ma consapevole, che non potevo fare nulla per fermare l’inesorabile avanzamento del tempo.
Un po’ alla volta lui è cambiato, si è trasformato nell’uomo che conoscerai e che sarà tuo nonno Tripy, ma che io stento a riconoscere in quello che era mio padre.
Il nostro rapporto non è nemmeno l’ombra di quello che era: non c’è dialogo e ad essere realisti non c’è nemmeno un vero e proprio rapporto e questo mi dispiace profondamente.
Oggi sento la sua rabbia nei miei confronti e nei confronti dell’uomo che, dal suo punto di vista, mi ha portata via… vivo il suo allontanamento, vedo la sua chiusura nei miei confronti e ne sono dispiaciuta.
Vorrei poter fare qualcosa, ho provato a scrivergli una lettera, spiegandogli che avevo ancora bisogno di lui, che avrei tante cose da dirgli, ma non è servito a niente e niente è cambiato.
Oggi nei suoi occhi stanchi, vedo solo tanta stanchezza e forse anche la rassegnazione per aver condiviso la sua vita con una donna che lui ha amato molto, ma che era molto, forse troppo, diversa da lui per poterlo rendere felice, e che nel tempo è riuscita a spegnere anche la sua vena creativa, la sua vitalità e la sua energia.
Non ho deciso di dirti queste cose per rattristarti Tripy, ma solo perché vorrei che tu sapessi che il nonno che conoscerai non è il padre che ho avuto io e che avrei voluto tu avessi per nonno.
Vorrei che tu non dimenticassi mai che dietro a quell’uomo anziano, stanco, ferito e deluso, una volta c’era un grande uomo, che come tutti ha commesso degli errori, ma che è sempre stato mosso dal desiderio di renderci felici.

lunedì 4 ottobre 2010

… e cerco di non pensare

In questi ultimi giorni sembro posseduta da un morbo che mi impedisce di stare ferma. Faccio di tutto: lavatrici su lavatrici, riordino, metto a posto i panni, invento cose nuove da cucire…
È l’unico modo per riuscire a sopravvivere a quest’attesa estenuante che mi sta logorando la mente.
Quando comincia a lavorare il cervello mi assalgono i dubbi, le paure… e tutto ciò che fino a ieri non mi preoccupava minimamente ora mi terrorizza.
L’altra sera in preda all’ennesimo attacco di malinconia, ho guardato tuo padre e gli ho detto che ero triste, perché sono le ultime serate che passiamo da soli.
E lui… grandioso… mi ha rassicurata guardando la mia pancia e dicendomi “è tanto ormai che non siamo soli”.
Già, che dire se non che anche questa volta tuo padre ha fatto centro!

domenica 3 ottobre 2010

In rampa di lancio

La pancia è decisamente scesa.
Io me ne accorta subito, del resto è piuttosto evidente e non ci vuole certo un’analisi accurata per rendersene conto.
Faccio fatica a camminare, direi che più che camminare, mi trascino.
Ho un’autonomia dal bagno limitatissima.
Comincio ad avere le prime contrazioni.
Ormai è ufficiale: stai per arrivare Tripy…

sabato 2 ottobre 2010

Dormo poco, rutto molto.

Il titolo di questo post potrebbe tranquillamente essere il riassunto delle mie notti.
Ormai il tuo peso e le tue dimensioni si fanno notare ed io faccio una gran fatica a dormire e a digerire. Le due cose di notte si coalizzano e per me è finita.
Dedico le ore notturne a meditare… come se quelle di diurne non fossero già sufficienti…
E così mi ritrovo nel cuore della notte a pensare, a farmi domande, a cercare risposte, a tentare di chiarirmi le idee… e nel frattempo mi giro e mi rigiro nel letto, tentando invano di riuscire ad addormentarmi.
In tutto ciò naturalmente anche papino non riesce a dormire…
Sì, Tripy, lo so che anche tu non dormi, non c’è bisogno di sottolinearlo, ti assicuro che ormai i tuoi movimenti si sentono forti e chiari e non hanno bisogno di sottotitoli.
A proposito… sei dentro la 37esima settimana!
Vediamo un po’ che succede lì dentro e, perché no, anche qui fuori…
Alla 37° settimana di gravidanza avete completato il periodo della gestazione. Ora il bambino potrebbe nascere in qualsiasi momento. Potreste comunque avere ancora 2 o 3 settimane d’attesa prima del parto. Voi e il bimbo state comunque ancora crescendo e mettendo su peso. (Ne avevo il vago sospetto…).
Siete al culmine della vostra gravidanza e probabilmente vi sentite molto stanche ed esauste. Ora siete diventate davvero grandi e con un ventre gigantesco. (Sì, lo confermo).
Vi dovreste sentire molto pesanti e potreste avere difficoltà nel camminare. Questo potrebbe anche essere causato dallo spostamento del bimbo in posizione di nascita. Il vostro utero si è espanso considerevolmente ed è divenuto circa mille volte più grande del suo volume originario. (Meglio non chiedersi come farà a ritornare alle sue dimensioni originali…).
Noterete con grande sorpresa, di riuscire a recuperare la vostra forma naturale già pochi giorni dopo la nascita. (Ma figurati!).
I futuri genitori dovrebbero essere pronti con una borsa di vestiti materni per la madre e una di vestiti per il bimbo. (Oppure una sola con un piccolo spazio dedicato alla futura mamma e tutto il resto a totale disposizione del neonato…).
Il bimbo sta ingrassando molto velocemente durante la 37° settimana di gravidanza. Il grasso viene depositato sulle guance, ginocchia e gomiti, che diventano tutti increspati a causa della gran quantità di lipidi sotto cute. (ma le guance non andavano già bene così?).
Il bambino sta aumentando di peso alla velocità di circa 200 g al giorno, diventando sempre più paffuto. La pelle inizia a perdere velocemente il suo aspetto grinzoso ed il suo colore diventa più rosa. Il bambino respira molto bene in questo stadio. Il suo sviluppo è quasi completo e lui/lei è pronto per la nascita. Il suo peso è di circa 2,8 – 3 Kg e la sua lunghezza è di circa 48-50 cm. (Abbiamo già detto di sorvolare sui particolari dimensioni/peso).
Il cambiamento più significativo in questa fase è il posizionamento del piccolo per la nascita. La madre sentirà una maggiore pressione nella parte bassa dell’addome. Questo processo è chiamato ingaggio o alleggerimento. Il bimbo si muoverà e posizionerà se stesso in previsione del parto. Scenderà in basso e la sua testa si fermerà a livello della fossa all’interno dell’osso pelvico materno. La testa rivolta verso il basso è la posizione più comune e caratterizza il 95% delle nascite. Il piccino può posizionarsi anche in molti altri modi, come di faccia, di spalla, di traverso, o di sedere. (Questo alleggerimento o ingaggio fa sì che la mamma debba andare in bagno ogni 10 minuti circa).
I capelli del bimbo sono cresciuti abbastanza in questo periodo. Alcuni bimbi hanno una crescita di capelli molto elevata mentre altri invece possono averne molto pochi o non averli affatto. (Mi raccomando Tripy, ci siamo capite, vero?).
Alla 37° settimana siete al termine o quasi della vostra gravidanza. La nascita può avvenire in qualsiasi momento. Il bimbo che viene partorito in questo periodo è completamente maturo. Continuerete ad ingrassare, dato che il piccolo sta continuando a crescere e a svilupparsi. (Ancora? Fra un po’ faccio il botto!).
L’altro significativo cambiamento del vostro corpo è l’aumento delle dimensioni del seno. Il seno è diventato più pesante e pieno, grazie ai cambiamenti ormonali. Potrebbe essere più sensibile e dare leggermente fastidio. In alcune donne, in questo periodo inizia a far fuoriuscire il colostro. Ci potrebbero essere fessure nei capezzoli. (Questo mi manca).
Potrebbe prudervi e pizzicare molto l’addome a causa dello stiramento dei muscoli dello stomaco. Altri cambiamenti includono un aumento della stanchezza e dell’inquietudine, mancanza di sonno, minzione frequente, alta pressione sanguigna, aumento dei livelli di zucchero nel sangue, emorroidi, mal di schiena, mal di testa e così via. (di queste cose ne ho una buona parte).
Siete vicine alla fine della gravidanza e potreste sentirvi come se l’attesa fosse interminabile, e contare i giorni che passano. Capirete una volta giunte al termine, che la gioia della nascita valeva davvero la pena del lungo periodo di gestazione. Dimenticherete tutti i dolori, i malanni e lo sconforto quando vedrete e sentirete il vostro bimbo. (Speriamo…).
Tutti i malesseri leggeri scompariranno dopo la nascita, dato che sono generalmente temporanei. (Con un parto cesareo ahimè non sarà così facile e veloce la ripresa…).
Conclusioni: siamo davvero in dirittura di arrivo…

venerdì 1 ottobre 2010

Oggi è malinconia!

Ho appena letto questa frase “oggi è malinconia” nella pagina di facebook di zia Yle e non posso che darle ragione.
Anche per me oggi è malinconia e il tempo uggioso non ha di certo aiutato in questo senso.
Guardo la mia pancia che sembra dover esplodere da un momento all’altro, ti sento muovere e penso che fra pochi giorni tutto questo non ci sarà più. Certo, è vero, ci sarai tu in carne ed ossa… ma nel frattempo mi assale un senso di tristezza.
Anche questo blog presto non avrà più ragione di esistere, forse ne inizierò un altro ma… non sarà la stessa cosa.
Eh sì, mi sa che zia Yle ha fatto centro: oggi è proprio malinconia!

Figli

Quando ci affacciamo per la prima volta alla vita, fin dai primi vagiti, siamo subito figli.
Nessuno ce lo dice, nessuno ce lo spiega, nessuno ce lo insegna.
Nasciamo ed automaticamente ricopriamo il ruolo di figli.
Figli desiderati o rifiutati.
Figli cercati o capitati.
Figli naturali o adottati.
Figli legittimi o illegittimi.
Figli maschi o figlie femmine.
Non fa differenza quale sia il nostro gruppo di appartenenza, siamo tutti figli.
Io fino ad oggi nella mia vita sono sempre stata una figlia.
È l’unica cosa che ho sempre fatto e che so fare e a volte, a giudicare dal risultato, nemmeno troppo bene…
Prima che questo mese di ottobre, iniziato oggi, sia finito, io sarò madre.
Non smetterò per questo di essere figlia, almeno non fino a quando i miei genitori saranno vivi, ma comincerò anche ad essere madre.
E questo ruolo, nuovo, sconosciuto… mi resterà attaccato come una seconda pelle, per tutta la vita.
Tu crescerai, diventerai grande, davanti ai miei occhi ti trasformerai da bambina in piccola donna, farai le tue scelte, commetterai i tuoi errori, godrai delle tue vittorie, ma ovunque tu sarai, qualsiasi cosa diventerai, qualsiasi scelta farai io resterò sempre e per sempre tua madre.

Rutti e risucchi

Stanotte non mi dai pace, ti muovi in continuazione e sento i miei organi risucchiati a destra e sinistra dai tuoi spostamenti.
Il mio stomaco, schiacciato e relegato in un angolo, si difende come può, tentando disperatamente di svuotarsi, buttando fuori l’aria sotto forma di rutti.
Faccio un ultimo disperato tentativo: scendo a fare uno spuntino notturno, nella speranza che placando lo stimolo della fame, anche tutto il resto, te compresa, si plachi, ed io riesca, finalmente, a dormire un’oretta.
P.s. Se ci riuscisse anche tuo padre, che naturalmente domattina deve andare a lavorare, non sarebbe male…

giovedì 30 settembre 2010

Uguale a me, uguale a lui, diversa da tutti!

Come me, tua madre, nascerai a Bologna, la città famosa per i suoi tortellini, ma conosciuta per la sua Torre degli Asinelli, la torre pendente più alta d’Italia.
Come me muoverai i tuoi primi passi nella vita in autunno, proprio nel momento dell’anno in cui la natura si prepara ad andare in letargo.
Come me vedrai la luce con un parto cesareo, risparmiandoti così il primo lavoro e la prima fatica della vita: quella di nascere.
Come me sei indiscutibilmente una femmina, anche se la mia pancia “appuntita” secondo le credenze popolari è tipica di un maschio…
Guardandoti nella modernissima ecografia 3 o 4 d (non ho ancora capito se è 3 o 4, ma non importa…), sembra anche che proprio come me, avrai il “pippio”.
Come lui, naturalmente, tuo padre, sembra che tu abbia la mitica fossetta nel mento, quella che come tu ben sai, io ho ribattezzato “buco nudo”.
Come lui, spero tu abbia la pelle, morbida e profumata e spolverizzata da una pioggia di lentiggini.
Come lui, spero tu abbia i capelli, perfettamente dritti, senza il minimo accenno ad un’onda.
Come lui vorrei tu avessi gli occhi, sorridenti e vivaci, con quell’espressione a volte timida a volte monella, che riesce a disarmarmi senza bisogno di parole.
Ma fortunatamente so perfettamente che tu non sarai né come me né tantomeno come lui e sono consapevole del fatto che tu sarai semplicemente e solo te stessa!
Forse, anzi direi probabilmente, si riusciranno ad intravedere alcune somiglianze, in effetti, scientificamente parlando, sei l’unione fra 23 dei miei cromosomi e 23 di quelli di tuo padre, ma al di là della scienza, spero di notare in te soprattutto quelle che saranno le tue caratteristiche personali.
Che tu sia bionda, mora o rossa (però ammetto che questa rara eventualità mi piacerebbe…), ha davvero poca importanza. Che i tuoi capelli ricordino un mare piatto, mosso o in burrasca, alla fine dei conti non fa nessuna differenza.
La cosa fondamentale, l’unica che ha un certo peso e un valore assoluto è che tu sarai nostra figlia. Comunque tu sia, caratterialmente e fisicamente sarai per sempre nostra figlia e noi ti ameremo per il semplice fatto di esserlo.
Anche se, come sembra, tu dovessi avere in testa il ciuffo ribelle delle mucche scozzesi, sono certa che mi innamorerò perdutamente di te e che non riuscirò più a fare a meno del tuo ciuffo.
P.s. Una domanda Tripy: ma davvero quell’ammasso incolto che si è intravisto ieri nell’ecografia era un ciuffo di capelli ribelli? No dai… Gentilmente, prima di uscire, puoi passare dal consulente di immagine? Grazie…

mercoledì 29 settembre 2010

Imparando a conoscersi

Ognuno di noi è profondamente convinto di conoscere se stesso.
Ognuno di noi è assolutamente capace di stupire se stesso.
Ogni volta che ognuno di noi scopre di non conoscersi riesce, incredibilmente, a stupirsi.
In questo ultimo anno ho capito di me cose che non sapevo, ho visto aspetti che non conoscevo e ho scoperto cose che nemmeno immaginavo lontanamente di avere.
Ora so che sono in grado di superare le mie paure, anche quelle più profonde, che in me esiste anche il coraggio, sebbene sia nascosto e che ho una grande insospettabile forza di volontà.
Ora so che anche in me, come in tutti gli esseri umani, lo spirito di sopportazione e la pazienza hanno un limite, e tentare di superarlo non è proprio il caso.
Ora so che amo condividere, ma che in determinate situazioni sono capace di trasformarmi in un pericolosissimo orso grizzly e difendo con le unghie e con i denti il mio diritto alla riservatezza e alla mia privacy.
L’ho scoperto per caso, proprio mentre cercavo di vivere e di sopravvivere a questo intenso 2010.
Prima l’ho capito vivendo lo schiacciante dolore di una perdita, quando ho sentito l’irrefrenabile necessità di appartarmi in un angolo della mia vita per leccarmi in pace le mie ferite.
Poi la conferma l’ho avuta vivendo la gioia di una gravidanza, quando ho provato l’irresistibile desiderio di proteggere te e me dalla morbosa curiosità della gente.
Questa cosa di me Tripy l’ho imparata da te, me l’hai insegnata tu, con la tua presenza.
Sai una cosa, è bello imparare a conoscermi attraverso di te… è strano ma… bello!

Un nome con le ali

Presto sarai nata e anche se forse per tutti noi continuerai per molto tempo ad essere semplicemente Tripy, avrai anche un nome vero che ti accompagnerà per il resto della tua vita.
Un nome scelto da papà e mamma, forse l’unico su cui siamo stati incredibilmente subito d’accordo.
Un nome con un retrogusto un po’ magico e molto fiabesco, che mi ha stregata e mi è piaciuto all’istante e che ho sentito subito tuo.
Un nome con le ali, che spero possa farti volare in alto, oltre le nuvole, là dove il sole splende sempre e riscalda e illumina anche le notti più fredde e più cupe.
Un nome che spero ti renda libera, libera dalle regole e dagli schemi prestabiliti, che ti faccia vivere una vita da favola e che ti permetta di sognare ad occhi aperti.
Il tuo nome Tripy… un nome con le ali, ancora avvolto nel mistero ma che ti è appartenuto da subito.

Ed io dove sono?

È notte fonda e io sono in piena crisi di panico e non riesco a dormire.
È da un po’ di giorni che guardo attorno e dentro di me e mi faccio sempre la stessa domanda: “ma io dove sono?”, ma non riesco a trovare la risposta e nemmeno me stessa…
Ci sei tu nel mio ventre.
Ci sei tu nei miei pensieri.
Ci sei tu nei miei gesti.
Ci sei tu nelle mie parole.
Ci sei tu nei miei sogni.
Ci sei tu nei miei sguardi
Ci sei tu nelle mie fantasie.
Ci sei tu nelle mie paure.
Ci sei tu nei miei acquisti.
Ci sei tu nella mia dieta.
Ci sei tu nei miei malesseri.
Ci sei tu nei miei discorsi.
Ci sei tu nel mio futuro.
Ci sei tu ovunque, in ogni anfratto, in ogni spazio, in ogni respiro…
Ti sei formata, allargata, espansa e hai occupato ogni angolo libero, senza che me ne rendessi nemmeno conto, hai spinto via energicamente gli ostacoli, ti sei fatta posto a discapito di tutto ciò che ti circondava e silenziosa come il gas, in nove mesi hai saturato l’ambiente.
Per prima io, mi sono arresa di fronte alla tua presenza, forte, decisa e a volte ossessiva e invadente.
Scalpitante come una puledra imbizzarrita, vivace come un pesce guizzante ti sei imposta prima su di me e poi su tutto il resto del mondo.
Ora però non vedo più dove sono io…
Tutto parla di te e niente e nessuno mi parla più di me, di me come donna, di me come persona e non solo di me incubatrice umana, di me futura madre…
Chi, mi chiede come sto per sapere davvero solo come sto io e non come stai tu?
Chi, mi chiama solo per parlare con me e non per chiedere di te?
Chi, si preoccupa realmente per me e non in funzione di te?
Chi posa il suo sguardo sul mio corpo non per la pancia, ma per vedere me?
Chi, pensa alle mie esigenze, tentando per un attimo di dimenticare quelle che sono le tue?
Esisti solo tu, io non esisto più.
La tua vita, piccola, fragile e indifesa si è impossessata della mia.
Forse diventare madre significa rinunciare a se stessi in funzione del proprio figlio…
Forse sono solo un’incredibile egoista, assolutamente impreparata a diventare madre.
Forse sono io quella sbagliata, che non riesce ad annientarsi in funzione di te e forse chi mi da i consigli, lo fa perché vede in me la mia assoluta inadeguatezza a ricoprire quel ruolo di “madre”, che ho sempre pensato che fosse tagliato su misura per me.
Non ci capisco più nulla.
Sono stanca, confusa, spaventata.
Continuo a ripetermi la stessa domanda: “ma io dove sono?”, ma per quanto ci stia provando, non riesco a trovare la risposta e nemmeno me stessa…

martedì 28 settembre 2010

Più libere o più schiave?

Ciao Tripy, manca ormai davvero poco alla tua nascita...
Se sto attenta, oltre al tuo singhiozzo e ai tuoi movimenti, mi sembra quasi di sentire anche il ticchettio del tempo che va avanti inesorabile, scandito con una regolarità che è quasi fastidiosa.
Pochi giorni ancora e poi tu nascerai e sarai finalmente libera.
Libera dal mio corpo, che per tutti questi mesi è stato la tua gabbia dorata.
Libera dai miei pensieri, dai miei timori e dalle mie ansie che sono stati anche le tue.
Finalmente libera di guardare il sole che sorge, libera di crescere, libera di essere una persona e di spiccare il volo.
E sarò più libera anche io.
Libera dalla tua presenza dentro di me, che per tutto questo tempo mi ha posseduta.
Libera dal mal di stomaco, dai tuoi calci e da tutto ciò che in questi mesi ha reso meno dolce l’attesa.
Libera dalla curiosità morbosa di chi pensa che una gravidanza sia della collettività.
Dopo che sarai nata entrambe saremo più libere ma anche più schiave.
Tu schiava di una madre che forse, temo, sarà apprensiva più del necessario.
Schiava di una madre che cercherà di fare di te la bambina più felice del mondo, schiava delle mie coccole, dei miei baci, ai quali non riuscirai a sottrarti, almeno non nei primi mesi.
Ed io, schiava del tuo pianto, schiava dei tuoi orari che saranno, inevitabilmente, anche i miei.
Schiava dell’invadenza di chi pensa che un bambino sia patrimonio dell’umanità.
La domanda giusta forse è: più libere o più schiave?
Forse non saremo nessuna delle due cose, saremo semplicemente una mamma e una figlia che imparano a conoscersi, che si vogliono bene e che crescono insieme.

lunedì 27 settembre 2010

Rose rosse per me Tripy.

Rose rosse per me Tripy.
Così è finito il primo giorno di questa settimana.
Avrei voglia di dirti tante cose… ma sono ancora troppo confuse per scrivertele… forse domani. Per ora notte ti auguro una buona notte.

domenica 26 settembre 2010

Preparativi

Nei giorni scorsi è arrivato il kit per la conservazione delle cellule staminali e del cordone ombelicale… Anche pensare a questo fa parte dei preparativi per il tuo arrivo.
Oggi ho cominciato a preparare la tua culla, anche se ho tempestivamente provveduto a farla uscire da casa… sai un pizzico di scaramanzia in certe occasioni, non guasta!
La culla vuota mi fa decisamente un brutto effetto.
Un sacco di cose da fare, nessuna indispensabile, ma tutte importanti, tutte necessarie a riempire questi ultimi attimi in tua attesa.