Eccoci qua,
l’inizio di un nuovo giorno e contemporaneamente la fine della quarta settimana insieme. Da ieri quando penso a te sono un po’ malinconica, ma credo che tu che sei in pole position te ne sia già accorto. Sarà che a poco a poco la certezza che seppure impercettibilmente, già esisti, si è radicata dentro il mio cuore e mi sto pericolosamente affezionando all’idea. E questo non ti nego che mi spaventa.
Ti immagino, tu, “quello piccolo” come spesso ti definisco quando parlo di te con tuo padre, tu affaccendato come un’ape operaia, impegnato a duplicare cellule, a costruire pezzetti di un piccolo uomo o di una piccola donna, tu che cerchi e riordini le tessere del puzzle più importante della tua e della nostra vita…
Ti immagino e spero davvero che riuscirai a nascere e penso a quando potrò sentire il mio dito stretto dalla tua piccola ma forte manina, a quando indosserai quella fantastica tuta tempestata di draghetti colorati, o a quando finalmente la mia pelle, assetata del contatto con te, riuscirà a toccare la tua, morbida e profumata. Ti immagino ora piccolo come un seme di mela, ma in perenne movimento, in continua crescita.
Ti immagino più e più volte al giorno, ma ogni volta ho più paura.
Forse è per questo che stamattina mi sono svegliata presto, era finito il sonno e ho cominciato a fare vortici con la mente. Erano le 5 e non sono più riuscita ad addormentarmi, ma nemmeno sono riuscita a leggere: i pensieri erano troppo rumorosi e non mi lasciavano concentrare sulle pagine del libro.
Anche tuo padre era sveglio, chissà, forse anche i suoi pensieri erano troppo rumorosi. Heidi in compenso russava come un trombone… ma del resto lei è ignara, credo , di ciò che sta succedendo dentro di me. Per lei continuo ad essere semplicemente il suo fornitore di crocchette e il suo lanciatore ufficiale di palline, ah, anche la sua accompagnatrice al parco, certo.
Ora almeno però abbiamo una certezza: sappiamo che papà ci legge, si me lo ha detto ieri, non hai sentito? No, ti assicuro che sa scrivere… Guarda che è laureato e ha addirittura un master in “nonsocosa” ma ce l’ha. È un tipo tosto tuo padre, cosa credi? Ci legge ma non ci scrive, ma è già un passo avanti e tutto sommato capisco molto bene le sue ragioni. Credo sia per scaramanzia o per il timore di fare come me e di affezionarsi troppo presto all’idea che un giorno sarai con noi. Ma stai tranquillo, quando non sarai più piccolo come un seme di mela, quando forse sarai grande un po’ più di una noce, ti scriverà e ti darà la sue versione dei fatti sulla vita.
Sono certa che chiacchiererà più con te che con me. Anche perché meno sarebbe davvero difficile! Quindi è solo questione di pazienza, bisogna saper aspettare, aspettare che tuo padre ti scriva, aspettare che tu sia più grande di un seme di mela, aspettare di vedere sul monitor di un’ecografia, lo sfarfallio del tuo cuore che batte forte, aspettare che passino questi tre lunghi, lunghissimi mesi. E mentre aspettiamo, che si fa? Beh, io mentre aspetto, ti continuo ad immaginare…
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