mercoledì 10 marzo 2010

Un mese che ti scrivo

Oggi è un mese che ti scrivo… un mese, non so dirti se mi sembra tanto oppure poco. Questo significa che è già più di un mese che so della tua esistenza, che convivo con la tua presenza in me. E significa anche che già da dieci giorni la tua presenza ha deciso di manifestarsi, sotto forma di nausee. Ma tu non ti accontenti, come tutti i feti, di quelle mattutine… no, tu sei più esigente e le fai perdurare durante tutta la giornata. Magnifico, così il pensiero del cibo m disgusta ma se sto due ore senza deglutire qualcosa, ho dei vuoti di stomaco da svenire, che sono quasi peggio della nausea.
Quindi la domanda è che faccio: mangio e mi nauseo o non mangio e mi sento male?
Dilemma irrisolvibile direi.
Ieri sera, proprio mentre cercavo di rilassarmi un po’, dopo una estenuante giornata abbondantemente farcita di nausea e noia, è arrivato papino tuo, mi ha sollevato i vari strati di maglioni e felpe, e quando è finalmente stato più vicino a te, ha dolcemente iniziato a parlarti. L’ho sentito che diceva “devo parlare con mia figlia…” e poi ha continuato con “cerca di fare la brava bimba, non far stare così male la mamma…” insomma una conversazione tutta al femminile. Alla fine del suo bel discorso mi ha chiesto se secondo me tu avevi capito. Gli ho risposto “se è una femmina, certamente sì, ma se è un maschio si starà ancora chiedendo con chi diavolo stavi parlando…”
Che ci vuoi fare, è fatto così, ora si è assolutamente convinto che tu sia una femmina e non c’è modo di fargli venire anche solo il minimo dubbio. Da una parte, ti andrebbe meglio, col nome da femmina abbiamo trovato una sottospecie di accordo… con quello da maschio siamo in altissimo mare. No, non te lo dico, il tuo nome sarà una sorpresa anche per te. Del resto tu mi hai forse detto se avrai i capelli lisci o ricci? A proposito di capelli, hai sentito che papino vorrebbe tu avessi i miei? E pensare che i suoi, così dritti, secondo me sono bellissimi. Lui dice che per una femmina sono meglio i riccioletti biondi… e aridaje con la storia della femmina… lo so, lo so… non preoccuparti io non ci credo fino a quando non vedo.
Nel frattempo per me resti il mio “Tripita”, piccolo girino umano dal sesso non identificato, che vive e cresce dentro di me.
Hai visto che ieri pomeriggio per sentirti più vicino, mi sono addormentata con la mano appoggiata sulla pancia e mi sono risvegliata oltre un’ora dopo con la mano ancora lì? Bello vero? È emozionante pensare che solo a pochi centimetri dalle mie dita c’eri tu, mio figlio, il mio “Tripita”.

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